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SAN FRANCESCO DELLE DONNE

Prima di addentrarci in una breve analisi storico-artistica della chiesa e annesso convento di San Francesco delle Donne sarà opportuno, con un piccolo sforzo d'immaginazione, ritornare agli inizi del XIII° secolo per avere un'idea più chiara del luogo e delle sue forti connotazioni religiose legate alla figura di San Francesco e alla sua predicazione a Perugia.

San Francesco delle Donne

Nei primi anni del 1200 la zona cosiddetta della Conca non era ancora circondata dalle mura che oggi possiamo osservare e si presentava come un terreno roccioso e parzialmente adibito alla coltura della vite e dell'ulivo, tanto che la zona era detta pàstine (o pàstina) parola che in dialetto umbro indicava un vivaio. In origine tale termine veniva utilizzato per indicare un terreno sassoso sul quale si praticava lo scasso per piantare le viti.

Si trattava, quindi di una zona parzialmente adibita ad usi agricoli, con scarsa presenza umana, collocata appena fuori dalla cerchia muraria cittadina che in questo tratto coincideva con la vecchia cinta fortificata etrusco romana. Ed è proprio qui, nella piccola e silenziosa vallata della Conca che San Francesco, durante le sue predicazioni a Perugia, eresse un piccolo romitorio dove dimorarono sia lui che i suoi discepoli. Possiamo datare la fondazione di questo piccolo convento intorno all'anno 1212; ci troviamo di fronte quindi, ad uno dei primi e più antichi insediamenti francescani in Italia.

Che la zona si prestasse allo spirito ed alla religiosità tipica dell'ordine lo dimostra il fatto che frate Egidio, uno dei primi compagni di San Francesco, scelse Monteripido (colle che dista poche centinaia di metri) come suo romitorio per oltre venti anni, fino alla morte, avvenuta intorno all'anno 1261. Da non dimenticare, inoltre, che secondo la tradizione il famoso incontro tra San Francesco e San Domenico di Guzman avvenne proprio vicino al convento di pàstine.

La denominazione San Francesco delle Donne deriva dal fatto che sin dal 1252, in occasione della realizzazione di San Francesco al Prato, il convento fu ceduto dai francescani alle monache benedettine provenienti da Sant'Angelo del Renajo, presso Cenerente. Il monastero acquistò nel corso dei secoli una rilevante entità economica, tanto che a metà del '500, durante la legazione del cardinal Crispo, si fecero importanti restauri ed ampliamenti della sede alle cui spese le monache contribuirono vendendo, nel 1547, per 900 fiorini "le case e il luogo detto di S. Chiara" (oggi monastero di S. Caterina) ed altri beni alle monache di S. Giuliana.

A causa della sua posizione a ridosso delle mura il monastero fu più volte abbandonato in occasione o per timore di guerre, mentre nel 1643 le monache ricevettero tra loro le benedettine di S. Caterina che da allora persero definitivamente la loro sede sulla strada per Ponte d'Oddi. Nel 1810 il monastero venne come altri soppresso, ma solo con il 1815 venne definitivamente chiuso e trasformato sino al 1821 in un istituto di educazione per ragazze povere. Fra gli usi profani ai quali fu adibito il convento, o meglio ciò che ne restava, vi è l'introduzione da parte del conte Zeffirino Faina di una filanda, dove trovarono occupazione fino a 300 "popolane" perugine. Vi si ricavava dell'ottima seta grezza più volte premiata in esposizioni nazionali ed internazionali (a Firenze nel 1861 e a Parigi nel 1862). Tra i fornitori più importanti di bozzoli si ricordano i monaci benedettini di S. Pietro e il barone toscano Bettino Ricasoli. La filanda cessò definitivamente l'attività nel 1918 e il complesso conventuale fu utilizzato dalla Morleni Autotrasporti sino al 1925, anno in cui vi si insediò la fabbrica di ceramiche "La Salamandra" che continuò l'attività fin verso gli anni '50.

É evidente da un'analisi seppur superficiale la grande importanza che l'elemento femminile ha avuto nella tormentata storia del convento e come il nome di S. Francesco delle Donne non sia casuale. La cooperativa "Giuditta Brozzetti" prosegue questa tradizione femminile realizzando su antichi telai preziosi tessuti che, battuti a mano, riprendono iconografie medievali, continuando il cammino iniziato secoli fa dalle monache benedettine.

Pur non conoscendo la data esatta della costruzione della chiesa possiamo ipotizzare che sin dagli inizi del XIII° secolo cominciò l'edificazione di San Francesco delle Donne e dell'annesso monastero, partendo dal primitivo romitorio fondato da San Francesco. Si veniva a costituire così la prima vera chiesa realizzata nell'area della Conca, che, ancora situata al di fuori delle mura urbiche, non annoverava costruzioni di un certo interesse ad eccezione del cosiddetto "Tempio" di Sant'Angelo. Solo nel 1327 tutta la zona, chiesa compresa sarà protetta da mura cittadine che ancora oggi costeggiano il complesso. É interessante ricordare che anticamente nei pressi del convento si apriva la porta di Pàstina, uno degli accessi alla città, porta tuttora visibile, benché murata, lungo via Fuori le Mura. Purtroppo le demolizioni e le radicali trasformazioni subite dalla chiesa nel corso dei secoli ne rendono difficile la lettura architettonica. I pochi elementi romanici rimasti vanno a confondersi infatti con i successivi mutamenti, e soprattutto con quelli più profondi operati dai rimaneggiamenti neogotici della fine del XIX° secolo quando vennero aperte, tra l'altro, le grandi bifore lungo la navata e i finestroni del transetto e dell'abside.

La chiesa a navata unica con pianta a croce latina risale sicuramente ad un periodo tra il XIII° e XIV° secolo, presenta un'impianto romanico nella zona del transetto che probabilmente costituiva una primitiva chiesa a pianta centrale. La struttura fu poi ampliata da un corpo longitudinale che costituisce la navata attuale.

La grande volta a crociera all'incrocio del transetto, poggiante su pilastri a fascio dai bei capitelli, appare d'impronta gotica e insieme al portale rappresenta la parte meglio conservata della struttura. Anche il campanile a due bei ordini di bifore è relativamente ben conservato in particolar modo nel suo interno, dove troviamo un bell'ambiente con volte a crociera. Da notare che le ceramiche, poste sotto le arcatelle cieche di coronamento, sono copie dei bacini originali. Analizzando un disegno del XVIII° secolo rappresentante il convento si può vedere come la copertura attuale del campanile, frutto di restauri realizzati fra il 1938 e il 1943, sia abbastanza simile a quella che doveva esserci in origine.

Durante gli ultimi restauri sono state rinvenute nella navata tracce di affreschi molto rovinati e quasi completamente illeggibili ed attualmente ricoperti dall'intonaco. Questo ci fa supporre che anticamente tutta la chiesa fosse ricoperta di affreschi secondo una tipologia comune alle chiese francescane.

Si ha testimonianza inoltre di due tavole dipinte del XVI° secolo oggi conservate presso la Galleria Nazionale dell'Umbria provenienti da questa chiesa e dal suo monastero. Si tratta di opere di Bernardino di Mariotto: una raffigurante la Vergine col Bambino, San Giovannino, San Benedetto e San Francesco d'Assisi e l'altra una Madonna col Bambino e una monaca orante datata 1492.

Ricerca storico-artistica a cura del Dott. Paolo Maria Taddei


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