Laboratorio "Giuditta Brozzetti"
E' una storia straordinaria. Ed è una storia di donne. Giuditta Brozzetti era la direttrice delle scuole elementari di Perugia. Girava con il calesse per l'intera provincia e ascoltava il rumore dei telai che proveniva dalle case coloniche. Perugia, agli inizi del secolo, conservava ancora le gloriose tradizioni dell'arte della tessitura. E Giuditta Brozzetti innestò questa grande capacità delle donne di Perugia sul filone di una emancipazione femminile che muoveva i primi passi. Le tessitrici di Perugia lavoravano e conquistavano l'indipendenza economica. Per il capoluogo dell'Umbria non era una novità, una baronessa americana aveva già aperto un laboratorio di tessitura e creato un asilo nel quale insegnò ad una signorina che si chiamava Montessori.
Nel 1921 Giuditta Brozzetti inaugurò, a sua volta, il proprio laboratorio. Venivano commercializzate stoffe e raccolti ordini, che arrivavano da Roma, da Milano e da quegli Stati Uniti (Boston, New York e Philadelphia) che guardavano all'Europa. Settantotto anni dopo nove telai ottocenteschi (i celebri jaquard con brevetto Vincenzi) continuano a battere nell'antica ex chiesa di San Francesco delle Donne una piccola prestigiosa produzione: tovaglie, centri da tavola, guardanappe. Clara Baldelli Bombelli è la nipote di Giuditta. Studia i tessuti dei drappi bizantini, ammira gli arredi che compaiono negli affreschi medioevali: da qui nasce una tradizione e una memoria.
Oggi Clara è la presidente della cooperativa "Giuditta Brozzetti" dove sua figlia Marta lavora al telaio con altre due giovani artigiane. Da qui rinascono i disegni che vengono tessuti sul lino e sul cotone intrecciato dai telai di questo antico laboratorio. E i telai sono ancora una scuola. Solo tre tessitrici lavorano ancora nel laboratorio. Ma sono ragazze giovani: poco più di venti anni. Non vogliono vedere scomparire questo mestiere.
Storia di San Francesco delle Donne
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